colui che guida i riti che raccontano di un mondo antico, dove il Voudou è anche il loro modo di vivere (in lingua locale youruba significa proprio “spirito” o “messaggero del profondo”). Comunemente - ed erroneamente - viene associato alla magia “del male”, che è una parte minima, mentre la filosofia del Voudou è molto più ampia e solo per fare del bene, perché usato per il male si rivolta contro. Un po’ come paragonare Cristianesimo e Satanismo. Ciò che veramente sconvolge sono i riti di questo mondo che non conosciamo e non comprendiamo come, ad esempio, se qualcuno sta male si sacrifica una capra per farlo guarire. I riti Voudou sono di vario genere: il Kokuozan a cui abbiamo assistito di notte al villaggio di Lébé, è molto impressionante perchè i partecipanti si procurano ferite e danzano come invasati fino a cadere in trance. Il nostro reportage è dedicato invece il Festival del Voudou: solare, colorato e pieno di gente in festa, fra feticci, danze, canti e rappresentazioni dell'eterna lotta fra bene e male. Si svolge a Ouidah, in Benin, capitale del Voudou, ogni anno a gennaio, con celebrazioni che radunano migliaia d’adepti, capi tradizionali e sacerdoti. Qui c’è l'Africa “vera”, dove gli abitanti vivono il presente riferendosi al passato e la storia si perde a memoria d’uomo fra rituali e tradizioni quotidiane di un credo profondo e tenace di persone che ancora non cedono agli schemi proposti dal modello occidentale, in un paese fra i primi ad essere sconvolto dall’arrivo del mondo occidentale, dove gli schiavi percorrevano le strada del “non ritorno (route des éclaves)” che li portava via per sempre dagli affetti e dai ricordi. Uno spaccato di Africa “degli uomini” raccontato dall’incontro con le persone più semplici come i venditori nei mercatini, i bambini che ti circondano e ti chiedono tutto del tuo mondo; i rapporti con i “capi” delle radicate gerarchie sociali; gli uomini Tamberma che, con le sole mani plasmano l’argilla e la paglia per costruire le loro case, gli stregoni, i guaritori e gli oracoli che gestiscono profonde ritualità religiose come il Cristianesimo Celeste. E la magia, che convive con questa spiritualità invadendo la quotidianità di queste genti.
Mario Berra e Nicola Munaretto
foto di Nicola Munaretto

