Anche in Messico, infatti, si starebbero attrezzando per sopravvivere all’immane catastrofe: in Messico, nella località di Xul, 38 famiglie italiane che hanno aderito all’associazione quasi esoterica «Quinta Essencia», hanno preso la nazionalità messicana e vivono così: rinchiusi nel «rifugio delle aquile», un gruppo di ville fortificate, con porte e finestre a prova di esplosivo, rifugi e tunnel sotterranei, in attesa della fine del mondo. Il complesso forma una specie di fortezza chiamata, come quelle degli antichi Maya, «La de los Aguilas», appunto, un rifugio delle aquile, per resistere all’apocalisse imminente. Xul è abbarbicato sui monti dello Yucatán, in piena foresta e il suo nome evoca antichi arcani. È infatti un nome Maya che significa «fine» o «finale». Se a questo si aggiunge che Xul a sua volta è stato costruito vicino ad un antico insediamento Maya di nome Kiuic l’atmosfera si fa ancora più inquietante, anche se per i tanti che rimangono indifferenti alle predizioni apocalittiche la vicenda è soltanto ridicola. In attesa che vengano girati e proiettati altri penosi film sul genere catastrofico che tanto sembrano piacere agli americani, dove ci trasferiamo?
