Il popolo Nazca non conosceva la scrittura, ma la sua era una civilità progredita: ai margini della zona in cui si trovano le misteriose linee, costruì la città religiosa di Cahuachi con un sistema di acquedotti tuttora funzionante. La civiltà di Nazca fiorì misteriosamente per poi scomparire in modo altrettanto inspiegabile. Nel 1927, il pilota Toribio Meija Xespe dall'alto del piccolo velivolo con cui stava sorvolando la piana, scoprì che quella zona desertica nascondeva enormi figure geometriche, lunghissime linee rette e gigantesche figure stilizzate di animali. Alcuni disegni molto piccoli; altri raggiungendo anche 200 metri e, per questo visibili solo dall'alto da una quota che il popolo di Nazca non poteva certamente raggiungere. Oltre 13 mila linee e 800 disegni con profili di animali realmente presenti nella zona: la balena, il pappagallo, la lucertola (lunga ca. 180 metri) il colibrì, il condor ed un enorme ragno (di 45 metri) insieme a molte altre figure, scavati a poca propondità nel terreno, non eccedendo mai i 30 centimetri, che da quel momento divennero, come lo sono tuttora, "l'enigma di Nazca".
Nessuno di questi disegni presenta errori o correzioni; sono tecnicamente perfetti e ben proporzionati - soprattutto se si pensa alle loro dimensioni! - e testimoniano un profonda conoscenza della geometria, da parte degli antichi abitanti. Non si sa come furono tracciati nè perchè.
Le ipotesi sono molte, dalle più plausibili alle più fantasiose. Alcuni studiosi hanno ipotizzato che quei disegni siano stati realizzati per celebrare gli dei e che ognuna di queste figura, fosse prima tracciata su scala ridotta e poi riportata in scala maggiore sul terreno, con l'aiuto di strumenti rudimentali come corde, paletti o compassi in legno. Le linee venivano realizzate rimuovendo le pietre presenti in superficie, contenenti ossidi di ferro, creando così un contrasto con il pietrisco di colore più chiaro degli strati sottostanti e probabilmente conservatesi proprio tramite il loro stesso uso durante le cerimonie religiose in cui venivano più volte percorse e dunque rimarcate. A causa della sovrapposizione delle linea si è pensato che potessero essere state realizzate in tempi successivi: prima le righe e poi i disegni.
L'archeologa tedesca Reiche affermava che fossero realizzate da veri e propri ingegneri e tecnici; che avessero significato astronomico - come un sorta di calendario - e reppresentassero costellazioni. Sulla sua linea, una ricercatrice di Chicago giunse alla conclusione che il "Ragno gigante" rappresentasse la costellazione di Orione e le righe a fianco fossero tre delle sue stelle visibili da una determinata posizione nella pampa.
Ci fu anche chi sosteneva che le linee avessero più relazione con rituali legati all'acqua, avendo l'approvvigionamento idrico un ruolo importante nella regione. Gerald Hawkins, astronomo inglese dell'osservatorio di Washington nel 1968 lesse nelle linee allineamenti simili a quelli di Stonehenge. Secondo la sua ipotesi, la figura in particolare nota come "il Grande Rettangolo", risulterebbe allineata con la costellazione delle Pleiadi, nell'anno 610 (Secondo calcoli eseguiti al computer il fatto rientrerebbe però nella casistica della casualità). Lo zoologo Morrison, che le aveva studiate insieme a lui, riteneva di aver individuato la chiave nella leggenda dei vecchi indiani che parlavano dell'eroe-maestro Viracocha o Quetzalcoatl, giunto prima del regno Inca, di cui attendevano il ritorno, scendendo dal cielo, ed i disegni rappresentavano pertanto dei segnali.
Alcune figure, in particolare, hanno suscitato ampie interpretazioni, in più sensi. Un esempio è quella chiamata “Astronauta”, una delle più famose: la forma del capo, per qualcuno ricorderebbe effettivamente un casco da astronauta; per altri, invece, più una figura religiosa, come un santone o uno sciamano. Ma quella più enigmatica è certamente il “ Ragno gigante” che rappresenterebbe un insetto di sei millimetri caratteristico dell'Amazzonia, dotato di una rara caratteristica: nei maschi l'organo genitale è una escrescenza appuntita situata sulla terza gamba, visibile solo al microscopio. Il gigantesco ragno di Nazca avrebbe questa caratteristica. Perché è stato rappresentato un ragno che vive lontano da quelle terre e, soprattutto, come facevano a sapere del caratteristico apparato riproduttivo, non disponendo di uno strumento come il microscopio?
Segnali religiosi, mappe stradali o messaggi per visitatori alieni? L'unica certezza è che, ancora oggi, questo luogo rappresenta un enigma che si perde nei secoli passati e che alcune figure hanno caratteristiche o significati che potrebbero davvero ricondursi a conoscenze impossibili a quell'epoca, come avvenuto in molti in altri luoghi del pianeta, che solo il tempo, forse, ci svelerà...
