Se non vi basta il cappellino c’è la parrucca col codino.
“Naso paonazzo”, appunto. Questa è la connotazione caratteristica di Gianduja, la più importante maschera piemontese; galantuomo allegro che ama la buona tavola (perciò è grassoccio) ed il buon vino. E come dargli torto: dalle sue parti, nell'astigiano, sono entrambi di qualità eccellente e fiore all'occhiello della gastronomia in Piemonte! Il suo nome deriva da “Gioan d'la douja” un simpatico contadino di Callianetto (Asti) chiamato così perché gran bevitore e frequentatore di locande (douja, in piemontese, significa boccale), dal volto rubizzo e vestito con giacca marrone, panciotto giallo, cappello a tre punte e parrucca col codino girato all'insù, sulla cui punta spicca un nastrino rosso. Circa 200 anni fa, infatti, un famoso burattinaio era divenuto celebre grazie al burattino Gironi (che in dialetto piemontese significa Gerolamo). Siccome però il nome faceva pensare a chiare allusioni antinapoleoniche (correva l'anno 1798 e il fratello di Napoleone si chiamava proprio Gerolamo), al burattinaio fu consigliato di cambiare nome al personaggio. Così il burattinaio, conosciuto il simpatico contadino ribattezzò il burattino Gianduja. Divenuto Maschera con tanto di Teatro, patriota e personaggio della satira risorgimentale, di lui l'illustre Alberto Viriglio, nel 1898, scriveva nel suo fascinoso "Torino e i Torinesi": "Gianduja non è una maschera, è un carattere, che sotto l'apparente ingenuità cela un'astuzia e una prontezza di riflessi non comuni... grande sensibilità, coraggio e forza a tutta prova... Insomma...il carattere dei piemontesi ”. Ma, non ce ne voglia lo scrittore se qui parliamo del Gianduja “Re del Carnevale” grazie al quale oggi possiamo gustare quella galuperia (golosità, delizia) di cioccolato che porta il suo nome. Era il 1806 e il blocco imposto da Napoleone aveva interrotto le importazioni di cacao gettando nel panico i pasticceri di Torino. Così, il chocolatier Michel Prochet ebbe l'idea geniale di sostituire parte del cacao con la finissima polvere della ( più economica) nocciola: l'inimitabile “tonda e gentile” delle vicine Langhe. Il risultato fu un impasto soffice e vaporoso che si struggeva in bocca. Completò l'opera il “colpo di cucchiaio” che ne ha caratterizzato la forma. Poi, durante il Carnevale del 1865 la maschera di Gianduja iniziò a distribuirlo per strada -il primo cioccolatino incartato- e nacque il “giandujotto” del marchio Caffarel Prochet, che oggi, insieme alla cioccolata Gianduja è conosciuto, apprezzato e venduto nel mondo. Ma, entrare a degustarlo o aquistarlo nelle pasticcerie di Torino ha un fascino unico, che riporta indietro nella storia. Nelle vetrine di Stratta o del Caffè Torino di Piazza San Carlo, come in quelle di Giordano, di Peyrano e tutti gli altri caffè e pasticcerie della città, è sempre una gioia per gli occhi vedere le confezioni o quei piccoli giochi di piramidi - o altre costruzioni - di giandujotti nell'inconfondibile incarto dorato, insieme ai barattoli con la crema da spalmare o ai cremini (di gianduja e crema di nocciole). Poi c'è il bicerin, una miscela di cioccolata, caffè e crema, servita in piccoli biccheri di vetro che si può gustare, per primo, proprio al famoso “Al Bicerin” in Piazza della Consolata (frequentato da Giacomo Puccini e Silvio Pellico); il giandujotto frozen, il mangia-bevi composto di liquore al caffè, crema di nocciole, cacao e liquore all'amaretto. Mentre lo storico Caffè Fiorio di Via Po (frequentato da Cavour), è famoso per il gelato al gianduja. Ma non è tutto. Per Carnevale, c'è un'altra bella tradizione: le caramelle di Gianduja, lecca-lecca rotondi, piatti, buonissimi, al gusto di arancia, limone o fragola, che compaiono nelle vetrine di Torino e provincia -solo nel periodo di Carnevale- per la gioia dei bambini, a suggellare ancor più questo legame fra la festa e la maschera piemontese.
Burattino, patriota, maschera: la storia di Gianduja non è una sola, ma tante. Nel tempo, è vero, il suo personaggio ha perso l'importanza originaria, rimanendo legato solo al carnevale ed all'industria dolciaria, ma, conoscendo la sua innata golosità, siamo certi che gli piaccia... essere il dolcissimo “Gianduja”!
