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Venerdì 24 Settembre 2010 22:54
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Thai Street Food

  • Scritto da  Redazione
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Thai Street Food

“Kin Khao Mai?”.Questa è la tipica frase rituale dei Thailandesi che si ritrovano con amici e parenti. Il significato letterario è “mangiare riso no?” dove il “mai” è usato in tono crescente e, quindi, come forma di interrogazione, sottolineando non solo l’importanza di questo cereale nella cultura locale, ma anche la rilevanza del consumo conviviale del cibo.

 

Da piccola, trovavo alquanto buffo il fatto che ogni volta che mi vedevo con amici thailandesi la prima cosa che mi chiedevano fosse se avessi già mangiato. Oggi, consapevole dalla cultura locale, credo che sia un atteggiamento premuroso e di affetto verso i propri cari. Fra le prime cose che mi vengono in mente pensando alla Thailandia, ci sono gli odori e i sapori di questa cucina, così ricca, aromatica e variopinta. Ricordo lo spettacolo notturno delle nubi di vapore, che si alzano dai chioschi e dalle bancarelle parcheggiate lungo le strade illuminate, nel traffico congestionato della metropoli e nel frastuono generale della vita che scorre a ritmo thailandese. Lo street food non ha limiti di fantasia: possiamo scegliere fra deliziosi piatti tipici a base di riso profumato accompagnato da pietanze tradizionali come il curry, che alterna il gusto dolce del latte di cocco al vigore del peperoncino locale. Oppure scegliere noodles e zuppe di tutti i generi, spiedini di pollo rivestiti di miele (buonissimi quelli che possiamo trovare a Khaosan Rd.), seppie essicate (che, a detta di mia nonna, una volta rimosse le mosche, sono buonissime), cavallette fritte (sempre a detta di mia nonna molto croccanti), verdura fresca, frutta rivestita di zucchero e peperoncino, dolci tradizionali preparati con cura e disposti in modo allettante sul bancone e molto altro ancora.

Il cibo di strada non vanta un genere di clientela unico, ma richiama commensali di ogni status sociale. L’estate scorsa, presi da un attacco di fame ci siamo recati sulla Sukhumvit, fra il soi 5 e il 7, ad un chiosco affollatissimo: sedute in fronte a noi ragazze discinte che si applicavano extension e smalto per unghie dai colori fluo, fra una portata e l’altra. La cosa non sembrava dare fastidio a nessuno, né ai signori in giacca e cravatta, che si concedevano un meritato pasto a fine della giornata lavorativa, né al gruppo di operai che chiaccherava prima di cominciare un estenuante turno di lavoro e tanto meno a noi, “farang” sconnessi dal jet lag, in shorts ed infradito di gomma, con tanta voglia di vivere la città nei sui scorci più vividi.  Il cibo di strada è proposto da strutture varie: dal carretto spinto a mano/bicicletta che vende zuppe e dove bisogna trovare una seduta d’emergenza fra i gradini dei negozi d’abbigliamento indiani e jeans dalle dubbie marche alle strutture più preparate ad accogliere i clienti con tavoli, sedie e piatti puliti.  Durante il mio ultimo breve soggiorno a Bangkok, in una serata di afa torrida tropicale, fra la frenesia incessante della quotidianità e il traffico congestionato, con i miei compagni di viaggio-architetti decidiamo di isolarci al fresco e di prenderci un aperitivo nella bellissima cornice del bar ristorante Scirocco, sotto le stelle al 64° piano della State Tower. Pregiati cocktail (a 25 euro l’uno) su immensa terrazza con piacevole brezza e vista skyline a 360°, fra i vari discorsi sul mutamento della metropoli e la tipologia d’architettura originale e contemporanea di questo bellissimo paese, inizia a farsi sentire la fame. La discesa con l’ascensore richiede di compensare per il repentino cambiamento di pressione ben due volte e giunti a terra ci infiliamo in un taxi verso una destinazione meno sofisticata e più popolare: il “55″, all’ angolo fra Sukhumvit Ekamai e Thonglor, un piccolo spazio fra due muri con una decina di tavoli che occupano tutto il marciapiede antistante. Raggiungere una qualsiasi destinazione della città con l’utilizzo di una macchina prevede lunghe ed interminabili attese nel traffico; i tempi prolungati aumentano in proporzione al nostro appetito e, una volta giunti a destinazione, nello scendere dal taxi mi accorgo che le mie Miu Miu tacco10 avrebbero incontrato qualche difficoltà a intonarsi con le pozzanghere e le crepe tipiche delle strade della città. Ià pregustando la cena che mi stava aspettando a questo celebre punto di ritrovo per i viandanti notturni, imbraccio la mia pochette di Prada, risoluta più che mai, sollevo dei centimetri sufficienti l’orlo del mio Vivien Westwood e, con un balzo, raggiungo l’unico tavolo libero. La scena è degna di un episodio di Sex in the City, ma Bangkok non è New York, e la mia fatica “à la page” non incontra il minimo interesse dei venticinque commensali intenti a rifocillarsi di prelibatezze locali.

Chiunque si trovasse a Bangkok deve assolutamente organizzarsi per cenare al “55″. Non spaventatevi alla vista dei chopstick (bacchette) consumate, potete chiedere delle posate che vi verranno consegnate in coppia di forchetta e cucchiaio. La cucina locale non richiede l’utilizzo del coltello in quanto gli ingredienti sono tagliati in bocconi. Vi suggerisco di provare la carne al pepe nero su hot stone, e i kang kong (spinaci d’acqua) saltati nel wok con aglio e peperoncino, il tutto ovviamente accompagnato da ciotole di riso thai profumato. L’usanza asiatica prevede che le portate siano ordinate e condivise fra tutti i partecipanti del pranzo o cena, le ciotole di riso bianco a differenza, sono porzioni individuali. Con facile probabilità vi troverete ad ordinare il bis, ma non stupitevi del conto; spenderete meno di dieci euro a testa, Singha (birra) inclusa.  La cucina ambulante locale è uno dei tanti ricordi che ho di questa magica città dove ho vissuto per due anni e dove tornare mi fa sentire sempre a casa.


Ultima modifica Venerdì 05 Agosto 2011 09:35
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Pubblicato in Food
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  • Bangkok
  • riso
  • street food
  • Sukhumvit Ekamai
  • Thailandia
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